Musica fuori da tutti i repertori

Musica di sottofondo senza SIAE per la sua attività

Un catalogo creato per Ambsonic e assente da tutti i repertori: SIAE, Soundreef, LEA, SCF, ITSRIGHT. La precisazione conta, perché «senza SIAE», da solo, non vuol dire senza obblighi. Quando la formula regge davvero, quando no e cosa resta comunque a suo carico: lo trova qui sotto, senza scritte in piccolo.

Cosa significa davvero «senza SIAE» — e quando non basta

«Senza SIAE» è diventata una formula da catalogo: la si legge su raccolte di brani, playlist, servizi di ogni genere. Presa alla lettera dice una cosa sola — che quei brani non stanno nel repertorio della SIAE. Non dice che diffonderli sia gratuito, e nemmeno che non serva alcuna licenza.

Il punto che quasi nessuno spiega: la SIAE non è l'unico soggetto che amministra musica in Italia. Esiste Soundreef, un'entità di gestione indipendente a cui molti autori usciti dalla SIAE hanno affidato le proprie opere, e c'è LEA, che ne tutela il repertorio sul territorio italiano. Un brano «senza SIAE» può quindi stare benissimo in uno di quei repertori — e in quel caso una licenza serve lo stesso, solo con un interlocutore diverso.

E c'è la seconda metà del conto. Quando in un locale suona un fonogramma pubblicato a scopo commerciale — un disco, nel linguaggio di tutti i giorni — ai produttori e agli artisti interpreti spetta un compenso: per i produttori lo raccoglie SCF, per la parte degli artisti operano anche società come ITSRIGHT. Questo compenso non dipende dalla SIAE. Resta dovuto anche per musica che con la SIAE non ha nulla a che fare, purché la registrazione sia un fonogramma del commercio.

Chi vende «musica senza SIAE» di rado nomina Soundreef, LEA o SCF. Noi preferiamo farlo: «senza SIAE» da solo non basta, quel che conta è che la musica sia fuori da tutti i repertori — ed è esattamente il caso del nostro catalogo. Incontrerà anche le espressioni «musica royalty free» e «musica libera da diritti»: si usano, e aiutano a farsi trovare, ma vanno prese con cautela. Nessuna musica è libera da ogni obbligo; il diritto di diffonderla arriva sempre da qualche parte — nel nostro caso, dalla licenza inclusa nell'abbonamento.

Perché il catalogo Ambsonic è fuori da tutti i repertori

Il catalogo è al cento per cento originale ed è stato creato per Ambsonic. Come nasce glielo diciamo apertamente, perché ha il diritto di sapere cosa suona nella sua sala: la musica è assistita dall'IA e selezionata, editata e masterizzata da persone. Il nostro team produce i brani internamente, con strumenti di produzione sotto licenza commerciale a pagamento, e poi ascolta, corregge e masterizza ogni pezzo prima che entri in una playlist.

Nessun brano proviene da un'etichetta, da un editore o da un autore esterno, e il catalogo non contiene alcun fonogramma pubblicato a scopo commerciale. Niente è iscritto alla SIAE, a Soundreef, a LEA né ad altre società di gestione — semplicemente, nella catena dei diritti non c'è nessuno che sia socio di una di loro. E non essendoci dischi del commercio, non nasce nemmeno il compenso che SCF e ITSRIGHT raccolgono per produttori e artisti.

Il diritto di diffondere il catalogo nel suo locale nasce dal contratto tra la sua attività e noi, non da una tariffa. Tutti i dettagli sono nella nostra pagina Licensing (in inglese).

SIAE e SCF: perché arrivano due richieste di pagamento

Diffondere musica registrata in un locale aperto al pubblico, in Italia, mette in gioco di norma due famiglie di diritti. La prima è il diritto d'autore di chi ha composto ed editato le opere: lo amministra la SIAE, con gli abbonamenti per la musica d'ambiente. La seconda è il compenso per i fonogrammi pubblicati, destinato ai produttori discografici e agli artisti interpreti: per i produttori lo raccoglie SCF, per gli artisti operano anche società come ITSRIGHT.

Nella pratica gli interlocutori sono spesso meno di quanti sembrino. Per molte categorie la SIAE incassa anche il compenso dei fonogrammi per conto di SCF — dal 2026 questo sportello unico copre pure negozi e attività artigiane — così la richiesta arriva una volta sola, con più voci dentro. Meno pratiche, certo; ma l'importo reale resta la somma delle parti.

Un elemento strutturale in più: sia la SIAE sia SCF hanno convenzioni con le associazioni di categoria — Confcommercio e Confesercenti, tra le altre — e chi è associato accede in genere a riduzioni sulla tariffa ordinaria. Come si costruisce il totale, voce per voce, lo raccontiamo in Quanto costa la musica in un negozio o in un bar?

Con il catalogo Ambsonic nessuna di queste voci si attiva: non suona alcuna opera dei repertori amministrati, quindi non maturano diritti d'autore; e non suona alcun fonogramma del commercio, quindi non nasce il compenso.

Se la SIAE o SCF la contatta

La SIAE scrive alle attività e manda incaricati nei locali; anche SCF fa le sue verifiche. È il loro lavoro, e un esercizio in cui si sente musica prima o poi riceve una lettera o una visita. Non è un'accusa, e non è un problema: è il momento in cui bisogna saper dire da dove viene la propria musica.

Per quel momento emettiamo, su richiesta, una conferma scritta intestata alla sua attività: il nome, l'indirizzo e l'attestazione che il catalogo Ambsonic non figura nel repertorio di alcuna società di gestione — né SIAE, né Soundreef, né LEA — e non contiene fonogrammi soggetti a compenso. La tenga con i documenti del locale. Se arriva una lettera, risponda invece di lasciarla in un cassetto: alleghi la conferma e, se preferisce che qualcuno la guardi prima dell'invio, ci giri la richiesta — l'aiutiamo a impostare la risposta.

Una riserva, sempre la stessa: la conferma copre il nostro catalogo. Se al passaggio dell'incaricato in sala è accesa la radio, la conversazione verterà sulla radio — a ragione. Lo stesso vale per la televisione, le app di consumo e la musica dal vivo: per quelle fonti gli obblighi verso SIAE e SCF valgono come sempre.

Cosa copre l'abbonamento — e cosa no

L'abbonamento copre la diffusione del catalogo Ambsonic come musica di sottofondo all'interno del suo locale — per i suoi clienti e il suo personale, finché l'abbonamento è attivo. Salvo diversa indicazione del piano, vale per un locale e un dispositivo di riproduzione attivo.

Non è coperto:

  • Trasmettere oltre le sue mura: streaming o ridiffusione fuori dal locale, internet compreso.
  • Gli eventi con biglietto: serate o concerti in cui la musica si paga all'ingresso.
  • La sincronizzazione: montare un brano su un video, uno spot o qualsiasi altra produzione.
  • Le copie: scaricare, duplicare, cedere o rivendere i brani.
  • Il karaoke e le esibizioni: tutto ciò che va oltre il sottofondo.

E il punto che la pubblicità di solito tace: le altre fonti nella stessa sala restano soggette alle tariffe di sempre. Radio, televisione, musica dal vivo, app di consumo — le regole non spariscono perché in sottofondo c'è il nostro catalogo. La nostra licenza vale per la nostra musica, non per il locale in blocco. Perché un account Spotify personale non basti comunque per un'attività lo spieghiamo in Spotify nel locale: è legale?

Per quali attività

  • Caffetteria: un sottofondo discreto nelle ore dei portatili e degli appunti, un po' più di ritmo quando il banco si riempie — programmato in anticipo, senza che nessuno dietro la macchina se ne debba ricordare.
  • Ristorante: una linea sonora coerente dal primo coperto di mezzogiorno all'ultimo tavolo della sera, che segue lo stile della casa e non i gusti del turno.
  • Bar: un'atmosfera che prende corpo con l'ora dell'aperitivo, senza energia da discoteca alle sette di sera.
  • Negozio: un fondo stabile per tutto l'orario di apertura, che veste la sala senza coprire la conversazione con il cliente.
  • Salone: parrucchiere o centro estetico, la stessa atmosfera dall'apertura alla chiusura, chiunque sia in turno quel giorno.
  • Studio medico: una sala d'attesa tranquilla, senza spot radiofonici tra un paziente e l'altro.
  • Hotel: una hall che alle sette del mattino non suona come alle dieci di sera — con la programmazione oraria la questione si risolve una volta per tutte.

Prezzi e prova gratuita

I piani partono da 9 € al mese; con la fatturazione annuale si spende meno — l'equivalente di due mensilità risparmiate. Ogni piano a pagamento include la licenza commerciale per un locale e un dispositivo attivo, playlist per atmosfera e, a seconda del piano, la programmazione oraria per accompagnare la giornata. Il dettaglio dei piani è nella sezione prezzi.

La prova è gratuita e non chiede la carta: crei un account, colleghi un dispositivo, lasci suonare la musica per qualche giorno nella sua sala vera — e decida dopo.

Domande frequenti sulla musica senza SIAE

La musica «senza SIAE» è sempre legale?

No, non automaticamente. Un brano fuori dal repertorio SIAE può figurare in quello di Soundreef o di LEA — e allora una licenza serve comunque —, e le registrazioni di fonogrammi pubblicati fanno maturare il compenso raccolto da SCF e, per la parte degli artisti, da società come ITSRIGHT. «Senza SIAE» regge solo se la musica è fuori da tutti i repertori: è il caso del catalogo Ambsonic, creato per noi e mai registrato presso alcuna società di gestione.

Devo comunque pagare SCF?

Non per il catalogo Ambsonic. Il compenso raccolto da SCF — e, per la parte degli artisti, da società come ITSRIGHT — riguarda i fonogrammi pubblicati a scopo commerciale, e il nostro catalogo non ne contiene alcuno. Se però nel locale suona anche una radio, una televisione o un'altra fonte, per quelle fonti le tariffe di SIAE e SCF si applicano come sempre.

La musica è generata dall'IA?

È assistita dall'IA e selezionata, editata e masterizzata da persone. Il nostro team produce i brani internamente, con strumenti di produzione sotto licenza commerciale a pagamento, poi ascolta, corregge e masterizza ogni pezzo prima di inserirlo nel catalogo. Nessun brano proviene da un'etichetta o da un autore esterno.

In che lingua è l'applicazione?

L'interfaccia per ora è in inglese. Il supporto risponde anche in italiano — ci scriva pure nella lingua che le è più comoda.

Cosa succede se la SIAE controlla il mio locale?

Risponde con la nostra conferma scritta, intestata alla sua attività: nome, indirizzo e l'attestazione che il catalogo Ambsonic non figura nel repertorio di alcuna società di gestione. Se preferisce che qualcuno la guardi prima di rispondere, ci giri la lettera — l'aiutiamo a impostare la risposta. La conferma copre il nostro catalogo; ogni altra musica presente nel locale segue le regole di sempre.

«Musica royalty free» è la stessa cosa?

È il termine che si cerca di più, ma si presta a equivoci: nessuna musica è libera da ogni obbligo. Il nostro catalogo è fuori dal repertorio della SIAE e di tutte le altre società di gestione; il diritto di diffonderlo nasce dalla licenza inclusa nell'abbonamento, non da un'assenza di diritti. Per questo preferiamo la formula più precisa: fuori da tutti i repertori.

Per provare senza rischi

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Crei un account, colleghi un dispositivo e lasci suonare la musica per qualche giorno in condizioni reali. Gratis e senza carta — se non convince, basta lasciar scadere la prova.

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